Cervignano | Teatro Pasolini
12 aprile

La fabbrica dei preti

La fabbrica dei preti intreccia tre diverse forme di racconto: un reportage della vita nei seminari declamato dal “pulpito” (ispirato al racconto omonimo di Don Bellina), la proiezione di tre album fotografici e la testimonianza vibrante di tre personaggi: un timido ex-prete, un ironico prete anticlericale ed un prete poetaoperaio.

locandina
anno
2015
testo
Giuliana Musso
regia
di e con
interpreti
Giuliana Musso
scene/luci
elementi di scena Francesca Laurino
musiche
consulenza musicale Riccardo Tordoni canzoni e musiche di Giovanni Panozzo, Daniele Silvestri, Marcello Serli, Mario D’Azzo, Tiromancino
e...
ricerche bibliografiche Francesca Del Mestre
assistenza e ricerche fotografiche Tiziana De Mario
responsabile tecnico Claudio Parrino
collaborazione allestimento Massimo Somaglino
realizzazione video Giovanni Panozzo e di Gigi Zilli
produzione
una produzione La Corte Ospitale

A causa di un’indisposizione della protagonista Giuliana Musso, lo spettacolo La fabbrica dei preti in programma mercoledì 10 febbraio al Teatro Pasolini di Cervignano è rinviato al 12 aprile 2016. Per informazioni: Cervignano, Teatro Pasolini, piazza Indipendenza 34 tel 0431 370273 info@teatropasolini.it


La fabbrica dei preti: un  reportage, un album di fotografie, tre vite
La Fabbrica dei Preti intreccia tre diverse forme di racconto: un reportage della vita nei seminari declamato dal “pulpito” (ispirato al racconto omonimo di Don Bellina), la proiezione di tre album fotografici e la testimonianza vibrante di tre personaggi: un timido ex-prete, un ironico prete anticlericale ed un prete poetaoperaio.
Sul palco una serie di schermi di proiezione degli anni ’60 e alcuni abiti appesi: una tonaca, un vestito da sposo, un clergyman, una tuta da operaio.
Giuliana Musso dà voce con emozionante maestria ai tre sacerdoti,  tre uomini anziani che si raccontano con franchezza: la giovinezza in un seminario, i tabù, le regole, le gerarchie, e poi l’impatto col mondo e col mondo delle donne, le frustrazioni ma anche la ricerca e la scoperta di una personale forma di felicità umana. 
“Lo spettacolo, mentre racconta la storia di questi ex-ragazzi, ex-seminaristi, ci racconta di noi, delle nostre buffe ipocrisie, paure, fragilità... e della bellezza dell’essere umano. E così mentre ridiamo di loro, ridiamo di noi stessi e mentre ci commuoviamo per le loro solitudini possiamo, forse, consolare le nostre.”
Giuliana Musso

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