Cervignano | Teatro Pasolini
2 dicembre 2015 ore  21:00

Traviata

La coreografa Monica Casadei si confronta con il capolavoro di Giuseppe Verdi e ci immerge in un viaggio coreografico in cui la danza e l’opera duettano dando corpo a un fluire di immagini sbrigliato da qualsiasi volontà di aderenza didascalica, eppure legato a doppio filo al dramma di Violetta.

locandina
anno
2015
testo
Monica Casadei
regia
Monica Casadei
scene/luci
Monica Casadei
musiche
Giuseppe Verdi
e...
elaborazione musicale Luca Vianini
assistente alla coreografia Elena Bertuzzi
drammaturgia musicale Alessandro Taverna
produzione
una produzione Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei
in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Ferrara
con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna-Assessorato alla Cultura, Provincia e Comune di Parma
spettacolo realizzato in collaborazione con Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia e con a.Artisti Associati

Lo spettacolo prevede il coinvolgimento di 15 giovani allievi della Scuola di danza classica e contemporanea Avenal di Cervignano del Friuli che affiancheranno la compagnia per alcune scene corali

Da Dumas a Verdi, da Traviata e la Dama delle camelie
Alfredo e Violetta si mischiano nella mente con Marguerite e Armand, i protagonisti dello struggente romanzo del 1848 “La Dame aux camélias” di Alexandre Dumas figlio.  Una storia, scriveva il suo autore, che ha un solo merito: “quello di essere vera”. 
Un romanzo che diventa prima dramma teatrale, poi opera lirica, poi balletto. Da Eleonora Duse a Sarah Bernhardt, da Maria Callas a Alessandra Ferri, Marie/Marguerite/Violetta con la voce, il canto o l’emozione del corpo che danza ha fatto piangere intere generazioni.
Ma quale Traviata vedremo stasera?
“Una Traviata letta dal punto di vista di Violetta. Violetta, appunto, contro tutti. Violetta in bianco, speranza di purezza, Violetta in rosso, perché le sanguina il cuore. Un cuore che forse sarebbe stato meglio non fosse mai battuto. Meno dolore, meno contrasto.
Violetta al centro di una società maschilista espressa da un coro in nero. Violetta moltiplicata in tanti elementi femminili, in tanti spaccati di cuore. Violetta disprezzata, che anela, pur malata, pur cortigiana, a qualcosa di puro. Violetta contro cui si scagliano le regole borghesi espresse dal padre di Alfredo, Giorgio Germont, emblema di una società dalla morale malsana. Una società in cui per certi versi si rispecchia a distanza anche la nostra.
Ed ecco Violetta in mezzo a altre Violette, gonna bianca, gonna della festa, gonna del libiam, ma anche del dolore, di un assolo danzato di schiena, in cui assolo significa solitudine, viaggio verso la morte, cammino verso il proprio funerale: e intanto ascoltiamo l’addio, del passato.”
Monica Casadei, la coreografa

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