Udine | Teatro Palamostre
25 gennaio 1996
28 gennaio 1996

La cucina del frattempo

Alessandro Bergonzoni diventa Mattia Bresson per un nuovo, vertiginoso viaggio ai confini della logica.

locandina
anno
1996
testo
di e con Alessandro Bergonzoni
regia
Claudio Calabrò
scene/luci
scenografia Mauro Bellei
produzione
I piccioni di piazza Maggiore

Spettacolo cataclismatico, metereologico, eventuale. Accadimenti contemporanei. Una storia al microscopio. Tante storie al binocolo. (Intreccio). Una storia è parallela a un'altra se ne innamora e gli butta dalla finestra l'intreccio. Intrigare umanum est. Si può mangiare a mente piena? Mattia Bresson ritorna, ma non indenne. È spaesato ma non solo. Vola ma non vola via. Tutto invaso: i protagonisti sono come fiori. Invaso ergo sum. Animali. Tempo. Cibo. Assalti di felicità. Fuori dal mondo, dentro al finimondo. Amar di susseguirsi. Periferia planetaria. Succeda quel che succeda. Calamità calamitiche. È sempre bene non rassicurare e non risolvere. E la risoluzione? A buon rendere.
Non è un caso che sia un caos!

Alessandro Bergonzoni

Una parte del lato oscuro e creativo della mente di Bergonzoni non conosce il raziocinio, l'altro, ancora più celato, si compone come trama fitta di tessuto, con relazioni logiche e complesse, di sottile teoria. Mescolando tutto si ricava prima imbarazzo e poi ebbrezza: infine bisogna scegliere ... seguire un capo dell'intreccio, separando l'ordito sino a ricavarne una figura che si stacchi dal resto ma ne conservi ingrandita la trama originale. Più semplicemente temo che privare la messa in scena di una elementare o complessa operazione teorica costringerebbe la scrittura di Bergonzoni a un riduttivo e unico momento comico, senza ridare al pubblico quello che, io ritengo, di originale e straordinario essa contiene. In questo La cucina del frattempo ritorna il protagonista nella veste di quello che, per noi, è il personaggio Bergonzoniano; è ostile alle situazioni così come le situazioni, ma anche il mondo che lo circonda, lo soverchiano con ostilità ... Non tragga in inganno questa parola perchè l'ostilità di cui Bergonzoni circonda le sue creature può essere più piacevole di un confortevole sofà, e il lato oscuro che ben conosce se stesso, può costruirvi intorno una riposante, drammatica (?) e (forse) impossibile giornata da protagonisti. È lo spettacolo del disordine, del subbuglio, della natura birichina che rifiuta le sue leggi, delle prospettive sfalsate. E che dire del tempo? Di quale unità si servirà? Delle molte ore che servono a consumare un pasto o dei pochi minuti necessari il. sconvolgere una città? Il dubbio, comunque, non è di Bergonzoni. che di tanfe perplessità conserva solo certezze e le rappresenta con la precisione di un orologiaio e la fantasia di un equilibrista.

Claudio Calabrò

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