Mio figlio cammina solo un po' lentamente
Marcela Serli
locandinatraduzione italiana Elisa Copetti
assistente alla regia Caterina Nonis
assistente scenografo Ivan Botički
assistente ai costumi Karla Kučić
assistente per i movimenti Noemi Bresciani
direttrice di scena Andrea Slama
Un intenso ritratto di famiglia dove si ride, si litiga e si ama con ostinazione. In una casa qualunque si prepara una festa di compleanno: Branko compie 25 anni. Attorno a lui si muovono una madre che non si arrende, un padre silenzioso, una sorella piena di vita, una nonna che dimentica tutto – tranne il bisogno d’amore. Tra dialoghi taglienti e momenti di struggente tenerezza, la quotidianità diventa poesia e grottesco insieme. La malattia, la disabilità, la paura di invecchiare si intrecciano a desideri semplici e universali: essere visti, essere scelti, essere amati. Con ironia e delicatezza, lo spettacolo ci accompagna dentro una famiglia che somiglia a tutte le famiglie, ricordandoci che, anche quando la vita rallenta, il cuore continua a correre. Una storia che commuove e sorprende, capace di parlare a tutti.
Note di regia
Incontrare il testo di Ivo Martinić significa accettare di avvicinarsi a una fragilità collettiva senza protezioni. È una scrittura che non concede appigli facili, che non consola, che non addolcisce: apre invece delle fessure, ci costringe a guardare dentro una famiglia che traballa, inciampa, evita, ride e si nasconde. Per me, che lavoro da anni su un teatro che cerca di spostare lo sguardo e di rifiutare le semplificazioni emotive, questo testo è un dono e una sfida.
La mia spinta registica nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che di solito resta fuori campo: le micro-espressioni, i tremori, le omissioni, i piccoli cortocircuiti che rivelano l’incapacità di questa famiglia di vedersi davvero.
Il mio lavoro con gli attori parte sempre dal corpo e dalla verità dei loro gesti. Non cerco l’interpretazione “giusta”, ma una presenza che sia piena, vibrante, che sappia attraversare sia il comico che il tremendo. In questo spettacolo chiedo agli interpreti di giocare in bilico: tra la tentazione di nascondersi e la necessità di esporsi, tra il grottesco che li salva per un istante e il dolore che li inchioda subito dopo. La tragicommedia qui non è un genere: è una condizione umana.
Il tema della disabilità — fisica, emotiva, relazionale — viene affrontato non come etichetta ma come specchio. Tutti, in questa famiglia, “camminano un po’ lentamente”: ognuno inciampa nel proprio modo di amare, ognuno evita una verità. In questo senso il lavoro assume per me un valore militante: rifiuta la retorica, rifiuta l’eroismo, e sceglie invece di raccontare la vulnerabilità come territorio comune.
Vengo da una biografia fatta di confini attraversati e identità in movimento. In questo testo ho ritrovato qualcosa di mio: le famiglie che parlano più lingue senza capirsi davvero, le radici che tengono e quelle che cedono, le generazioni che tentano di trasmettere qualcosa che non hanno saputo vivere. Per questo ho scelto di valorizzare il plurilinguismo emotivo del testo: l’italiano come lingua del presente, il friulano e il čakavo come lingue della memoria, dell’intimità, delle crepe.
Dirigere Mio figlio cammina solo un po’ lentamente significa costruire un luogo instabile, abitato da dieci attori che portano in scena la fragilità delle famiglie di oggi: disgregate, rumorose, affettuose, crudeli, comiche, disperate. Significa accompagnare il pubblico attraverso un rituale, un compleanno impossibile che diventa specchio di tutte le volte in cui abbiamo cercato di essere famiglia senza sapere come.
Marcela Serli
Immagini
Tournée
debutto
13 giugno 2026 ore 19:30
Fiume, Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc - Dramma Italiano di Fiume



