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L'abisso

Davide Enia

locandina
anno
2023
testo
di e con Davide Enia
spettacolo tratto da Appunti per un naufragio (Sellerio editore)
musiche
musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri
produzione
CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

Premio UBU 2019 – “miglior nuovo testo italiano”
Premio Le Maschere del Teatro 2019 a Davide Enia come “miglior interprete di monologo”
Premio Hystrio Twister 2019 - “miglior spettacolo della Stagione”

Il primo sbarco l’ho visto a Lampedusa assieme a mio padre. Approdarono al molo in tantissimi, ragazzi e bambine, per lo più. Io ero senza parole. Era la Storia quella che ci era accaduta davanti. La Storia che si studia nei libri e che riempie le pellicole dei film e dei documentari.
Ho trascorso molto tempo sull’isola per provare a costruire un dialogo con i testimoni diretti: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, i residenti e i medici, i volontari e i sommozzatori. Rispetto al materiale che avevo precedentemente studiato, in quello che stavo reperendo di persona c’era una netta differenza: durante i nostri incontri si parlava in dialetto. Si nominavano i sentimenti e le angosce, le speranze e i traumi secondo la lingua della culla, usandone suoni e simboli. In più, ero in grado di comprendere i silenzi tra le sillabe, il vuoto improvviso che frantumava la frase consegnando il senso a una oltranza indicibile. In questa assenza di parole, in fondo, ci sono cresciuto. Nel Sud, lo sguardo e il gesto sono narrativi e, in Sicilia, «‘a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice», la miglior parola è quella che non si pronuncia.
Ne L’abisso si usano i linguaggi propri del teatro (il gesto, il canto, il cunto) per affrontare il mosaico di questo tempo presente.
Quanto sta accadendo a Lampedusa non è soltanto il punto di incontro tra geografie e culture differenti. È per davvero un ponte tra periodi storici diversi, il mondo come l’abbiamo conosciuto fino a oggi e quello che potrà essere domani. Sta già cambiando tutto. E sta cambiando da più di un quarto di secolo.
Davide Enia

Note di regia
Come raccontare il presente nel momento della crisi. Questa domanda nasconde continue insidie. In assoluto, il continuo rischio di spettacolarizzare la tragedia. Il lavoro è indirizzato, quindi, verso la ricerca di una asciuttezza continua, in cui parole, gesti, note, ritmi, cunto devono risultare essenziali, irrinunciabili, necessari alla costruzione del movimento interno. Questo ha determinato il carattere performativo del lavoro in scena, in cui si riproietta se stessi nel preciso stato emotivo che ha generato tutto, immergendosi dentro quell’esatta condizione del sentimento, in un loop che si ripete replica dopo replica, in un ritorno continuo che non ha esito se non il suo essere rivissuto, parola dopo parola, gesto dopo gesto, suono dopo suono, trauma dopo trauma, cunto dopo cunto.

Recensioni (estratti)
[…] lo spettacolo più importante che sia stato messo in scena da un grande performer e da un grande italiano in questi ultimi anni. L’abisso ci parla della vita e della morte, della morte e della resurrezione, dell’essere perduti e dell’essere salvati. Enia non teme di incrociare l’esperienza personale e quella degli altri, di questo incrocio fa il perno del racconto. Voto: 9”
(Franco Cordelli – Corriere della Sera)

È unico, L’abisso che Enia ha composto attraversando il suo mirabile romanzo Appunti per un naufragio, libro che l’ha indotto a una riscrittura orale […] Enia esprime un fascino comunicativo che non s’avvale dei canoni dell’interpretazione: lui dice, parla, disserta, riferisce e riporta il suo esatto vissuto, l’autobiografia delle sue trasferte a Lampedusa nel 2014-2017, corredandola di relazioni famigliari di struggente bellezza, e di pratiche osservative ravvicinate del fenomeno degli sbarchi […] Fantastico
(Rodolfo di Giammarco – La Repubblica)

Una parola che si fa carne. Concreta, viva, insostituibile, necessaria. È l’unica possibilità per tentare di scandagliare le profondità di un’abissale tragedia e le voragini dell’animo umano che le devono fronteggiare. […] La crudezza e la disumanità dei fatti impongono al narratore asciuttezza nei toni e controllo assoluto delle corde emotive, pur senza tradire il calore di una intima condivisione. […] È, quindi, L’abisso di Enia un autentico naufragar, di certo non dolce, bensì asperrimo ma necessario come questo teatro
(Michele Sciancalepore – Avvenire)

L’abisso è come leggere Se questo è un uomo di Primo Levi. Significa accogliere di nuovo il silenzio e il pianto di fronte alla tragedia della Storia. Vuol dire rispondere. Testimoniare. Esserci.
(Katia Ippaso – Il Messaggero)

Enia tocca le corde più profonde della sensibilità che un essere umano oggi dovrebbe avvertire, al di là di connotazioni politiche e sociali; getta un richiamo, a chi vuole ascoltarlo, come ha fatto lui, tempo fa, senza ancora sapere che cosa avrebbe vissuto.”
(Marica Boggio – criticateatrale.it)

Un piccolo capolavoro nato dall’indagine sul campo che lascia attoniti e fa crescere rabbia contro chi vuole nascondere questa insopportabile realtà
(Mariateresa Surianello – Il Manifesto)

L’abisso lo si guarda e ci inghiotte. Tenendoci svegli. Attivi. Arrabbiati. Indignati. […] Necessario. Urgente
(Emilio Nigro – Persinsala Teatro)

“ […] il capolavoro teatrale degli ultimi dieci anni […] Andare a vedere questo spettacolo non è una scelta. È un imperativo morale, un dovere civile. Uscirete diversi. E non ve ne pentirete
(Massimiliano Lussana – La puntina)


Lo spettacolo ha debuttato nel 2018 come coproduzione del Teatro di Roma, Accademia Perduta Romagna Teatri, Teatro Biondo di Palermo

Immagini

Tournée

tournée
12 dicembre 2023, ore 19
Parigi, Isituto Italiano di Cultura
7 marzo 2024
Arcavacata di Rende (CS), Università della Calabria, Teatro Auditorium