Mio figlio cammina solo un po' lentamente

Marcela Serli

CREDITS
year
2026
text
Ivo Martinić
directed by
regia e allestimento scenico Marcela Serli
cast
con Rita Maffei, Massimo Somaglino
e 8 attrici e attori in via di definizione
production
Teatro Nazionale Croato Ivan de Zajc di Rijeka con la compagnia del Dramma Italiano, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e Teatri Stabil Furlan

Incontrare il testo di Ivo Martinić significa accettare di avvicinarsi a una fragilità collettiva senza protezioni. È una scrittura che non concede appigli facili, che non consola, che non addolcisce: apre invece delle fessure, ci costringe a guardare dentro una famiglia che traballa, inciampa, evita, ride e si nasconde. Per me, che lavoro da anni su un teatro che cerca di spostare lo sguardo e di rifiutare le semplificazioni emotive, questo testo è un dono e una sfida.
La mia regia nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che di solito resta fuori campo: le micro-espressioni, i tremori, le omissioni, i piccoli cortocircuiti che rivelano l’incapacità di questa famiglia di vedersi davvero. Per questo scelgo di lavorare con una telecamera in scena, non come effetto, ma come dispositivo politico: un occhio che insiste, che interroga, che obbliga a non distogliere lo sguardo. Ogni primo piano diventa un atto di responsabilità, un modo di restituire dignità alla fragilità.
Il mio lavoro con gli attori parte sempre dal corpo e dalla verità dei loro gesti. Non cerco l’interpretazione “giusta”, ma una presenza che sia piena, vibrante, che sappia attraversare sia il comico che il tremendo. In questo spettacolo chiedo agli interpreti di giocare in bilico: tra la tentazione di nascondersi e la necessità di esporsi, tra il grottesco che li salva per un istante e il dolore che li inchioda subito dopo. La tragicommedia qui non è un genere: è una condizione umana.
Il tema della disabilità — fisica, emotiva, relazionale — viene affrontato non come etichetta ma come specchio. Tutti, in questa famiglia, “camminano un po’ lentamente”: ognuno inciampa nel proprio modo di amare, ognuno evita una verità. In questo senso il lavoro assume per me un valore militante: rifiuta la retorica, rifiuta l’eroismo, e sceglie invece di raccontare la vulnerabilità come territorio comune.
Vengo da una biografia fatta di confini attraversati e identità in movimento. In questo testo ho ritrovato qualcosa di mio: le famiglie che parlano più lingue senza capirsi davvero, le radici che tengono e quelle che cedono, le generazioni che tentano di trasmettere qualcosa che non hanno saputo vivere. Per questo ho scelto di valorizzare il plurilinguismo emotivo del testo: l’italiano come lingua del presente, il friulano e il čakavo come lingue della memoria, dell’intimità, delle crepe.
Dirigere Mio figlio cammina solo un po’ lentamente significa costruire un luogo instabile, abitato da dieci attori che portano in scena la fragilità delle famiglie di oggi: disgregate, rumorose, affettuose, crudeli, comiche, disperate. Significa accompagnare il pubblico attraverso un rituale, un compleanno impossibile che diventa specchio di tutte le volte in cui abbiamo cercato di essere famiglia senza sapere come.
Marcela Serli

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