Uno spettacolo di fantascienza.
quante ne sanno i trichechi

Liv Ferracchiati

CREDITS
year
2022
text
testo e regia Liv Ferracchiati
cast
Andrea Cosentino, Liv Ferracchiati e Petra Valentini
set & lighting design
scene e costumi Lucia Menegazzo
luci Lucio Diana
music
suono Giacomo Agnifili
additional details
aiuto regia Anna Zanetti
dramaturg di scena Giulio Sonno
lettore collaboratore Emilia Soldati
production
una co-produzione Marche Teatro / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / Teatro Metastasio di Prato

Liv Ferracchiati, autore, regista e performer, ha scritto Uno spettacolo di fantascienza fra l’estate del 2020 e quella del 2021, mentre veniva coinvolto come autore nel percorso dell’Ecole des Maitres 2020, l’edizione speciale in tempo di pandemia, dedicata ai drammaturghi e diretta da Davide Carnevali.
Ispirato all’ultimo progetto, mai realizzato, di Cechov, una pièce ambientata su una nave diretta al Polo Nord, Ferracchiati riprende l’idea di quel viaggio e la immagina collegata con il tentativo dei suoi tre personaggi di scongiurare una catastrofe climatica, mentre sperimentano la fine di un altro mondo, quello della gabbie di schema sesso-genere, della Norma del patriarcato.

Come si racconta la fine del mondo? 
E poi: quale mondo sta finendo? 
In Uno spettacolo di fantascienza una rompighiaccio è diretta al Polo Sud, i trichechi rotolano giù dalle rocce e l’asse del mondo si sposta, la Terra si crepa nel mezzo eppure il fuoco è su altro, a crollare sono i tasselli delle nostre identità.
Per comunicare noi stessi siamo costretti a scegliere, più o meno consapevolmente, i segni che vanno a comporre le nostre caratteristiche.  
Può sembrare filosofico, in realtà è molto concreto perché, queste distratte adesioni influenzano anche il taglio dei nostri capelli, il modo in cui ci vestiamo o persino la nostra gestualità. 
Cosa accadrebbe, dunque, se provassimo a spostare il punto di vista comune rispetto alle faccende che riteniamo più ovvie? 
Perché dividiamo il tempo in 24 ore e non in 48 mezzore? Perché pitturarsi le labbra col rossetto è un’attività da considerarsi femminile e pitturare una parete è da considerarsi maschile? Perché essere alti è positivo mentre essere bassi è negativo? È sempre così o varia in base al genere? 
Chi ha scelto per noi cosa ci dovesse piacere e cosa, invece, no?
Quello che abbiamo costruito della nostra identità, dunque, ci appartiene davvero o sono rappresentazioni influenzate dalla cultura in cui siamo immersi?  
Se togliessimo, strato dopo strato, tutti i segni che ci raccontano, cosa rimarrebbe? Forse si potrebbe avvertire un vago senso di minaccia, perché il rischio è che possa rimanere davvero poco di quel che siamo.

Così Uno spettacolo di fantascienza, che della fantascienza ha la surrealtà e la prossimità col reale, è una drammaturgia in cui cambia bruscamente il linguaggio, perché anche la scrittura segue regole e convezioni. Come si muoverà, allora, la percezione? Dove ci posizioneremo? Come cercheremo di decifrare quello che abbiamo davanti se regole e convenzioni conosciute saltano di continuo? 
Lo spettatore, dunque, potrebbe sentirsi spiazzato, come capita quando cerchiamo di definire gli oggetti che abbiamo intorno, le altre persone, la vita.
È impossibile conservare una forma definitiva, forse possiamo solo prendere consapevolezza e restare in ascolto di noi stessi. 

L’idea del testo di Uno spettacolo di fantascienza, pur avendo avuto diverse riscritture, nasce dal progetto École des Maîtres, nell’edizione speciale 2020 e 2021 dedicata ai drammaturghi europei, condotto da Davide Carnevali, in cui Liv Ferracchiati è stato selezionato a partecipare come autore.

Durata: 70 minuti


Liv Ferracchiati (Todi, Italia, 1985) è un autore e regista italiano. Laureato in Lettere e Filosofia a La Sapienza di Roma e diplomato in regia teatrale alla Scuola d’Arte Drammatca “Paolo Grassi” di Milano. Debutta nel 2013 con la sua prima scrittura e regia, Pulp Hamlet. Nel 2014 vince il bando “Finestra sulla drammaturgia tedesca” e presenta il testo di Albert Ostermaier, Sulla sabbia, al Piccolo Teatro Studio. Nello stesso anno, scrive e mette in scena il testo Ti Auguro un fidanzato come Nanni Moretti!. Nel 2015 fonda la compagnia teatrale The Baby Walk e inizia a scrivere e dirigere la Trilogia dell’identità, sui temi transgender: Peter Pan guarda sotto le gonne (Capitolo I) (spettacolo premiato al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro), Stabat Mater (Capitolo II, 2017) con cui vince il Premio Hystrio Nuove scritture di Scena 2017, Un eschimese in Amazzonia (Capitolo III), vincitore del Premio Scenario 2017. Alla Biennale di Teatro 2020, una menzione speciale è stata attribuita dalla giuria a La tragedia è finita, Platonov, sua riscrittura dell’omonimo testo di Anton Cechov. È tra gli autori selezionati a partecipare all’edizione speciale École des Maîtres 2020 e 2021, dedicata ai drammaturghi europei.

Andrea Cosentino Attore, autore, comico e studioso di teatro. Premio speciale Ubu 2018. È inventore, proprietario, conduttore e conduttrice unico/a di Telemomò, la televisione autarchica a filiera corta. Tra i suoi spettacoli La tartaruga in bicicletta in discesa va veloce (spettacolo finalista “Premio Scenario” 1998), il ‘dittico del presente’ costituito da L'asino albino e Angelica (i cui testi son pubblicati in Carla Romana Antolini (a cura di), Andrea Cosentino l’apocalisse comica, Roma, Editoria e spettacolo, 2008), Antò le Momò-avanspettacolo della crudeltà, Primi passi sulla luna (il cui testo è pubblicato da Tic edizioni), Not here not now, Lourdes (spettacolo vincitore “Teatri del sacro 2015” con la regia di Luca Ricci), Trattato di economia (in collaborazione con Roberto Castello), Kotekino riff e Fake Folk. Le sue apparizioni televisive vanno dalla presenza come opinionista comico nella trasmissione AUT-AUT (Gbr-circuito Cinquestelle) nel 1993 alla partecipazione nel 2003 alla trasmissione televisiva Ciro presenta Visitors (RTI mediaset), per la quale inventa una telenovela serial-demenziale recitata da bambole di plastica. È promotore del PROGETTO MARA'SAMORT, che opera per un'ipotesi di teatro del-con-sul margine, attraverso una ricerca tematica, linguistica e performativa sulle forme espressive subalterne.

Petra Valentini si diploma presso la Civica Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi come attrice nel 2014. Subito dopo, comincia a collaborare con il Piccolo Teatro di Milano, dove prende parte alle produzioni Divine Parole con la regia di Damiano Michieletto e Questa sera si recita a soggetto con la regia di Federico Tiezzi. Dal 2016, per quattro stagioni, è protagonista dello spettacolo Elvira insieme a Toni Servillo che ne è anche il regista. Lo spettacolo è andato in scena nei maggiori teatri italiani ed europei (Parigi, Madrid, Lione, San Pietroburgo). Per questo spettacolo, è stata candidata al premio Virginia Reiter e le Maschere del teatro italiano. Nel 2020 recita ne La tragedia è finita, Platonov, scritto e diretto da Liv Ferracchiati, che debutta in prima assoluta alla Biennale di Venezia e vince la menzione speciale. Con Marche Teatro prende parte allo spettacolo La contessina Julie con la regia di Maurizio Schmidt e alla performance L’attore nella casa di cristallo scritta e diretta da Marco Baliani.

Rassegna stampa


4 e 5 marzo 2022
Teatro Contatto
Udine, Teatro S. Giorgio

INCONTRI / Il futuro accade
28 febbraio ore 18, Teatro Palamostre
Salvare il Pianeta, cambiare Generi?
Chiara Valerio (editor Marsilio) e Liv Ferracchiati presentano il romanzo Sarà solo la fine del mondo (Marsilio Editore, 2021).
ingresso libero
5 marzo, Teatro S. Giorgio
Al termine dello spettacolo, Liv Ferracchiati e la compagnia incontrano il pubblico.

Images

Tour

debutto
26-27 febbraio 2022
, ore 20.45
Ancona, Teatro Sperimentale

4-5 marzo 2022
, ore 21
Teatro Contatto 40
Udine, Teatro S. Giorgio, Sala Pinter
17 giugno 2022
Inteatro Festival 2022
Polverigi (AN), Teatro della Luna
19 giugno 2022
Narni Città Teatro 2022
Narni (TR), Teatro Marini