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    Cabe, a VHS Elegy

    Udine | Teatro S. Giorgio, Sala Harold Pinter
    26 gennaio 2020 ore  19:00
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Udine | Teatro S. Giorgio, Sala Harold Pinter
26 gennaio 2020 ore  19:00

Intero 22,00 €
Ridotto 19,00 €
Studenti 14,00 €
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Cabe, a VHS Elegy

locandina
anno
2020
testo
di e con Giulia Bean
dramaturg Chiara Braidotti
e...
cura del movimento Vittoria Guarracino
produzione
creazione realizzata con il supporto di Dialoghi Residenze delle Arti Performative a Villa Manin  / Festival In/Visible Cities, TRAC_Centro di residenza teatrale pugliese - Crest - TaTÀ di Taranto, PimOff di Milano
una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG


26 gennaio 2020
 ore 19
Teatro Contatto
Udine, Teatro S. Giorgio
al termine Giulia Bean e la compagnia incontrano il pubblico

Cabe, a VHS Elegy è un’elegia danzata in un mondo ricoperto di plastica e nastro magnetico, opera prima della danzatrice e coreografa Giulia Bean. A dieci anni dalla scomparsa del padre, Giulia (ri)scopre il suo archivio di videocassette: 349 VHS di film registrati dalla tv, numerate sulla costa laterale. Visionando l’archivio come una scienziata, emergono le domande di figlia, entrando in contatto con quella giungla di plastica, il corpo inizia a disegnare una coreografia emozionale. “L’intero processo  - rivela Bean - è il ciclo vitale che collega memoria collettiva e memoria personale, dove ognuno trova e ritorna ai tesori frammentari dei ricordi seguendo il sentiero di un movimento”.
Pubblico e interprete si ritrovano così archeologi e neurologi alla ricerca di un luogo cerebrale intorno al cuore del ricordo.

“Forse solo mio padre conosceva il legame segreto tra un film e l’altro. E così possiamo trovare cassette monotematiche su Woody Allen, cinepanettoni accostati a film selezionati al festival di Cannes del ‘90, o ancora Kurosawa e porno fine anni Ottanta.
Nel processo di rivedere le videocassette ho scoperto che mio padre non era l’unico a voler incastrare il presente per strapparlo ad un futuro incerto. Per diversi motivi, il suo archivio si avvicina molto alle Time Capsules di Andy Warhol.
Durante gli ultimi vent’anni della sua vita, l’artista ha catalogato e preservato oggetti di varia natura in alcune scatole – tra le 608 e le 610, contenenti più o meno 300.000 oggetti.
A volte, al numero della scatola corrisponde il numero degli oggetti contenuti, ma non è sempre così. All’interno di queste Time Capsules troviamo le cose più disparate, tracce di un presente di fine anni Settanta in cui la cultura pop straccia i parametri artistici precedenti: biglietti di gallerie, pubblicità postali, cibo in scatola, lettere dei fan mai aperte, un piede mummificato, oggetti usati e oggetti ancora nelle confezioni originali”.
Giulia Bean

Immagini