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    Easy to remember

    Udine | Teatro S. Giorgio, Sala Harold Pinter
    25, 28, 29, 30 novembre, ore 21.00
    26 novembre, ore 19.00
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Udine | Teatro S. Giorgio, Sala Harold Pinter
25, 28, 29, 30 novembre, ore 21.00
26 novembre, ore 19.00

Intero 20,00 €
Ridotto 17,00 €
Studenti 12,00 €
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Easy to remember

Un nuovo site-specific di ricci/forte incentrato sul femminile dove la presenza, il corpo e la parola aprono un varco poetico sulla liberà individuale e le catene collettive proprie della società dei consumi.

locandina
anno
2017
testo
drammaturgia ricci/forte
regia
Stefano Ricci
interpreti
Anna Gualdo, Liliana Laera
e...
movimenti Piersten Leirom
assistente alla regia Ramona Genna
direzione tecnica Danilo Quattrociocchi

25, 28, 29, 30 novembre, ore 21
26 novembre, ore 19
Udine, Teatro S. Giorgio, Sala Harold Pinter

Il 25 novembre alle ore 18, ricci/forte incontrano il pubblico

Easy to remember è  una nuova creazione che vede il suo debutto in prima assoluta a Udine: con la sua presentazione culmina un intenso triennio di collaborazione stabile e di scambio artistico di grande sintonia e valore  fra ricci/forte e il CSS Teatro stabile di innovazione del FVG.Punto di partenza e accesa ispirazione di questo lavoro sul  femminile interpretato da Anna Gualdo e  Liliana Laera è la figura della poetessa russa Marina Cvetaeva.  La presenza, il corpo e la parola aprono in Easy to remember un varco poetico sulla liberà individuale e le catene collettive proprie della società dei consumi.

Prendi una donna fuori dall’ordinario, Marina, abbracciata esclusivamente dal cielo, che cresce isolata afferrandosi alla memoria, come un fatale testamento in bottiglia da affidare alla Storia. Prendi un vecchio immobile. Prendi un piano qualunque di questo immobile. Prendi una stanza del piano. Indicata dal Caso. Alveolo. Cella candida per sussurrare un’asimmetria che fonde insieme scarti esistenziali. Prendi i suoni. Prendi i racconti bisbigliati. Prendi le immagini che vomitano i quotidiani, i social network. Tetris animistici. Vite meno reali della tv satellitare a circuito chiuso. Chiavi per entrare nei vasi comunicanti di un organismo che pulsa di vite disordinate. Pulsa simultaneamente. Mantice-mastice, che imbriglia e incastona una polifonia semiotica che graffia la gola.

Una stanza. Singola. Loculo. Con il suo peso specifico. Inondata di luce. Foderata da lampi radiografici. Scartavetrata dal suono. Agita da presenze, bambole russe che si celano sotto i copriletto intonsi, tra le intersezioni delle maioliche.  Rammendare le reti della propria fantasia, quando tutto sembra sciogliersi in un benessere fittizio. Voci femminili sepolte, sovrapposte, infrante, in questo istituto di “apparente” sanità, che sgretolano le ore della propria esistenza, feroci come le graminacee che attecchiscono sul cemento. Singulti. Alterazioni che rimbalzano sottopelle e si unificano sciogliendo i tramezzi di frontiera. Respirando l’aria mossa degli altri respiri. Trasformando l’apnea in un valore aggiunto.

La follia è davvero una malattia o una manifestazione divina, un’espressione di libertà? E come e in nome di chi vengono tracciati gli steccati di quella discutibile libertà?

Un caleidoscopio di porte irreali unito da un corridoio emotivo che impianta link tra una toppa e l’altra verso una dimensione onirica, vivida, iperreale, implacabile: il nostro domani. “
ricci/forte


www.ricciforte.com

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