Quali devono essere i rapporti fra potere politico e scienza? Può il progresso venire condizionato da scelte etiche? Su queste domande cruciali che hanno segnato tutta la storia della scienza si sofferma anche uno straordinario testo teatrale di questi anni, Copenaghen, un formidabile thriller scientifico-politico del drammaturgo inglese Michael Frayn, rappresentato in molteplici allestimenti in tutta Europa. In scena tre grandi interpreti del teatro italiano, Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice, diretti dal regista Mauro Avogadro, si ritrovano al centro di un inquietante processo a porte chiuse, nel disegno drammatico di un serratissimo faccia a faccia: Copenaghen è infatti una disputa etica e scientifica a tre voci, densa di angoscianti riflessioni e interrogativi alla vigilia del primo devastante uso della bomba atomica. La vicenda ambientata nel 1941 proprio nella capitale nordeuropea e ricostruisce l'incontro, in una Danimarca occupata dai nazisti, di due scienziati, entrambi Premi Nobel, un tempo maestro e allievo. Due ex compagni di ricerche costretti dalla guerra a guardarsi come due nemici. L'ebreo danese Niels Bohr e il tedesco Werner Heisenberg (che formulò per primo il "Principio di Indeterminazione") si ritrovano così imprigionati in un labirinto di domande che stentano a trovare risposta, sommerse come sono da ambiguità e dubbi estenuanti sul rapporto fra potere, scienza e morale.
5 maggio 2009, RSI Radio svizzera - Rete Due, Il Giardino di Albert: intervista a Umberto Orsini su Copenaghen raccolta da Fabio Meliciani Scienza a teatro? Dal magnetismo all’atomo, passando per l’uomo scarica l'intervista: la1.rsi.ch/impulsoscienza/welcome.cfm?idg=0&ids=0&idc=39854 |