Residenza 57 - Giovanna Rovedo e Sharon Estacio

DIALOGHI / RESIDENZE DELLE ARTI PERFORMATIVE A VILLA MANIN

Residenza 57
Villa Manin, Spazio Residenze
GIOVANNA ROVEDO E SHARON ESTACIO
Orchestrating Spaces 

res Giovanna Rovedo e Sharon Estacio.JPG
Equipe in residenza

Giovanna Rovedo e Sharon Estacio, coreografe e danzatrici
Daniela Bestetti, disegno luci
Emiliana Provenzale, antropologa

Orchestrating Spaces è un progetto di ricerca sul movimento nato dall’incontro fra Giovanna Rovedo e Sharon Estacio che aspira alla messa in scena delle urgenze artistiche nate da riflessioni e azioni sviluppate dal 2015 ad oggi attraverso The Reconciliation of Magik Salap (a Triptych), un progetto multimediale di durata pluriennale che ha come scopo lo studio e la documentazione dell’identità nel suo essere mobile e molteplice a livello transnazionale e transculturale.

“Danzatrici di formazione, ma con percorsi di antropologia e medicina olistica, pensiamo che l’utilizzo del corpo inteso come agente, osservatore e ascoltatore del contesto, diventi un’opportunità di ricerca dei continui adattamenti identitari riferiti ai confini geografici e culturali in cui viviamo. Per svolgere le nostre ricerche abbiamo abitato il giardino di una casa Kalinga a Tabuk City e un museo a Manila nelle Filippine, un corridoio all'interno di una struttura precedentemente usata come carcere femminile a Firenze, un teatro a Sesto Fiorentino e uno a Torino, una biblioteca a Cagliari e, infine, le nostre case. Vivendo distanti abbiamo anche utilizzato la mail, i social media e le piattaforme di lavoro digitali, anche questi strumenti di comunicazione sono stati abitati dalla ricerca come luoghi virtuali. A livello teorico abbiamo approfondito il concetto di “Terzo Spazio” definito da Homi K. Bhabha e la sua rilettura in chiave multimediale dell’artista Randall Packer.

E’ così nata la necessità di ragionare sulle possibilità di movimento che ha avuto il corpo attraverso tutti gli spazi frequentati o frequentabili. Il primo spazio da abitare è il nostro stesso corpo e la pelle è la nostra prima barriera protettiva e contenitiva. Questo confine ci apre a tutti gli altri spazi possibili, dal micro al macro in una stratificazione che può partire da ogni piccolo mondo possibile per arrivare alle grande questioni del mondo che abitiamo.

Siamo interessate alla trasformazione performativa di un processo di ricerca che si è delineato attraverso lo studio dell’identità contemporanea nelle sue molteplici declinazioni sia sociali che geografiche. Ci confrontiamo costantemente nella nostra diversità: una filippina-americana e un’italiana, due persone che vivono in Italia; una in Friuli Venezia Giulia, una in Toscana. Una persona proveniente da un paese Europeo, una proveniente da due paesi colonizzati da Europei... alla fine siamo due danzatrici, due mamme, due donne che cercano divivere/attraversare/affrontare il Terzo Spazio insieme.

Orchestrating Spaces arriva “da molto lontano” e si potrebbe definire parte di una lunga ricerca tracciata nei luoghi legati alle nostre identità. Quando ci siamo conosciute ci siamo scelte per affrontare un progetto di vita, una ricerca dalle mille forme che è chiamata The
Reconciliation of Magik Salap (a Triptych).
Abbiamo deciso di sviluppare il progetto nei nostri paesi di origine, nascita o approdo cioè le Filippine, l’Italia e gli Stati Uniti d’America.
In questi cinque anni di lavoro siamo cresciute come artiste, come amiche, come madri e abbiamo capito che avevamo tanto da restituire e da condividere. Orchestrating Spaces è il frutto della necessità di rendere questa avventura una performance e ha attinto a questo
lungo tempo di vita, incontri, documentazioni e grande dialogo con altre culture e altri artisti.
Con un portato tanto profondo abbiamo deciso di provare a sviluppare Orchestrating Spaces in luoghi “nostri”, conosciuti e amati.
Ecco perché l’interesse per Dialoghi - Residenze delle Arti Performative non è solamente per la possibilità offerta, ma perché il territorio in cui viene offerta è la terra di una di noi, di Giovanna. E’ una terra da cui è partita e poi tornata, rivoluzionando una parte di vita, rinsaldando un legame geografico, culturale e soprattutto artistico che vale la pena indagare”.
Giovanna Rovedo e Sharon Estacio

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