Fuoco! mette uno di fronte all’altro e interseca due testi. Il primo, Ouverture russa di Heiner Müller, ambientato nell’ottobre 1941 durante l’assedio nazista a Mosca, racconta in prima persona, come un ricordo, la vicenda di un comandante dell’Armata Rossa che si chiede se deve o non deve fucilare un suo soldato, colpevole di essersi volontariamente sparato ad una mano per sottrarsi alla guerra. Il secondo, attinge dall’opera poetica di Majakovskij: a partire da elegie infuocate come Amo, in cui il “poeta della rivoluzione” canta il proprio tormentato amore per Lili Brik, ma anche attraverso liriche dal tono più leggero, giocoso e provocatorio come La nuvola in calzoni, di maggior impegno civile come il crudo appello contro la guerra di Lettera al compagno Kastrov. Mentre il comandante si alterna al soldato, l’uomo all’adolescente, Fuoco! mette uno di fronte all’altro gli archetipi più grandi e conosciuti di sempre: la guerra contro l’amore, la vita contro la morte. Questi immensi testi, personaggi, archetipi, rivivono all’interno di un racconto teatrale per attore solo, lo stesso Paolo Mazzarelli che qui ritorna alla forma monologo già felicemente sperimentata nel suo Pasolini, Pasolini! Fuoco! prende vita nel corpo e nella parola in due “postazioni sceniche” che sono anche due luoghi dell’anima: un bunker della memoria color sangue per il comandante e per il testo di Müller, una porta crocifisso color neve per il soldato e per la sua “ultima ora” da condannato, da amante, da uomo. |