Non vi sono distinzioni nette tra ciò che è reale e ciò che è irreale, né tra quello che è vero e quello che è falso. Una cosa non è necessariamente vera o falsa, può essere sia vera che falsa allo stesso tempo. Harold Pinter
All’interno della finestra di un palazzo di periferia, macchiato dall’ombra di una presenza misteriosa, si svolgono vicende umane di solitudine, insicurezza, pericolo incombente dai risvolti comici ed inquietanti. Prima prova teatrale di Harold Pinter, del 1957, La stanza è un testo prototipo di molti dei temi che dominano l’opera migliore del drammaturgo: una donna chiusa in un appartamento di un oscuro caseggiato e il suo silenzioso marito sentono la loro casa misteriosamente minacciata da presenze enigmatiche, da sospetti e preoccupanti personaggi in stato di guerra psicologico. L’aria della stanza si addensa, si carica di incertezza, di ansia, di violenza. In bilico tra realtà e finzione, tra falso e vero, 2 attori danno vita a 6 personaggi dando modo ai protagonisti di manifestare la propria ambiguità attraverso maschere iperrealistiche in grado di deformarsi e sorprendere, in un vortice di apparizioni che amplifica l’enigma e l’attualità del testo.
Teatrino Giullare - dopo i progetti su Beckett e Bernhard che hanno riscosso grandi consensi di pubblico e ottenuto numerosi riconoscimenti (Premio Nazionale della Critica, Premio Speciale Ubu, Premio della Giuria Mess Festival di Sarajevo) - rivolge lo sguardo al quotidiano, con un lavoro tragicomico sul senso di “sicurezza” e di “minaccia”, sulla paura di chi si rinchiude in casa per proteggersi dagli altri e dalle ombre degli stranieri. La coproduzione La stanza fa incontrare Teatrino Giullare e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG in occasione di Living Things - Harold Pinter: formati classici e contemporanei per un maestro del teatro, un Progetto CSS 2009.
www.teatrinogiullare.it
Con grande fedeltà al testo i due interpreti ne fanno una sorta di favola dei Grimm, crudele certo, ma giustamente ovattata e leggibile da tante prospettive diverse. Gianfranco Capitta, Il Manifesto
Un universo terremotato per raccontarci la violenza quotidiana di esseri mostruosi, resa reale paradossalmente da gesti astratti, da una recitazione straniata che lascia il segno. Maria Grazia Gregori, Delteatro.it
Imperdibile e assai stimolante. Marco Brandolin, Messaggero Veneto
I due interpreti, fedeli alla loro poetica e all'uso di oggetti di un originalissimo teatro, spingono su uno straniamento capace di rendere tutto "fuori misura", grazie all'uso di bellissime maschere inquietanti che celano i volti e creano sottili distorsioni sensoriali nello spettatore. Andrea Porcheddu, Delteatro.it
Ottima prova che esalta con maestria la densità di contraddizioni, tensioni e allusioni attraverso una raffinata messinscena. Alberto Rochira, Il Piccolo
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