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La Signorina Julie
/ La Signorina Julie
Carmelo Rifici, giovane regista Premio della Critica 2005, esplora il capolavoro di August Stringberg, La signorina Julie, ripercorrendolo come un giallo, come un puzzle da ricomporre, come se si fosse alla ricerca di un movente e di un assassino, in una grande scena scura.
testo August Strindberg
regia Carmelo Rifici
interpreti Francesco Colella, Mariangela Granelli, Olga Rossi
produzione Teatro Litta
 
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Quando andò in scena per la prima volta, nel 1892 a Berlino, La signorina Julie, oggi considerato il capolavoro di August Strindberg, fece subito scandalo. Da una parte c’era quella sua forma teatrale in cui si manifestava con forza una scelta di tipo naturalistico, nell’adesione fedele agli ambienti, ai costumi e alle atmosfere evocate della storia. Ma soprattutto, ciò che colpì i contemporanei, fu il coraggio di portare in scena e mettere in discussione temi sociali emblematici del tempo come il conflitto di classe, la lotta fra i sessi, il contrasto fra civiltà. Un amore proibito dalle convenzioni, dai ruoli dei due amanti – un servo e una giovane aristocratica. Uno scontro fra civiltà: il mondo contadino regolato dalle leggi della natura e retto sul matriarcato e il mondo legato al commercio, pre-industriale, dominato dagli uomini. E poi quell’affacciarsi di un mondo non di personaggi ma di anime, che esprimono se stesse profondamente, senza mascheramenti. Strindberg lambisce da vicino i territori dell’inconscio presto teorizzati da Freud. Tutta questa materia, carnale e celebrale assieme, è il terreno di lavoro di Carmelo Rifici, giovane regista Premio della Critica 2005. Una nuova esplorazione di un testo che Rifici ripercorre come un giallo, come un puzzle da ricomporre, come se si fosse alla ricerca di un movente e di un assassino, in una grande scena scura, dove la cucina degli amori illeciti diventa anche gabbia, trincea, tana, mentre dall’esterno filtrano le voci, i sussurri e le grida dell’orgiastica Festa di San Giovanni, dove uomini e donne possono finalmente essere liberamente quello che sono… 
 

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