Partire, andare lontano da ciò che dovremmo essere, incapaci di essere guida per se stessi, incapaci di potere essere guida per una famiglia, per un popolo, esempio per una idea da seguire; fuggire per ritrovarsi e ritornare, col tempo che ha disegnato sul nostro corpo la mappa del nostro girovagare, del nostro esser nomadi cercatori. Pericle insegue un esempio, un maestro a cui ispirarsi per esser Re; in tutto il testo lui non dice mai di esser Pericle Re di Tiro, sa che non può esserlo, che non gli basterà una vita per potere essere Re: colui che è eletto dal popolo e dagli Dei, deve poter essere un esempio di nobiltà e di etica umana. In ogni porto un regno, in ogni regno un popolo, e un Re. Solo quando incontrerà il re buono, Pericle potrà innamorarsi per dare vita, per generare un essere nobile, ma gli dèi ancora lo puniscono togliendogli tutto, rigettandolo tra le onde del destino, in un mondo che non sceglie di muoversi, ma che si lascia muovere, dalle forze della natura e da quelle divine.... Il bisogno di trovare un vero interlocutore che abbia voglia e capacità di ascoltare l'animo umano fa essere Pericle un viandante dell'anima. Ogni isola un porto, ogni porto una lingua. Ed é il linguaggio il punto centrale dell'opera, una lingua che vada oltre l'alfabeto che ci hanno insegnato, una lingua che sappia parlare anche con un semplice vagito ... Sento che è come andare alla ricerca di qualcosa di ancestrale, qualcosa che è li nascosto in tutti noi: sappiamo che c'è eppure abbiamo paura di riconoscerlo... I personaggi sono vettori di emozioni che vanno a scardinare il ruolo per arrivare a qualcosa di fortemente intimo e poetico. Tutti saranno un coro dell'anima, un coro che “per cantare un canto che un tempo fu cantato dalle ceneri è tornato...” Ritornare dal mondo dei morti, per raccontare una storia di un padre e di una figlia... la rinascita, la nascita di una nuova possibilità. Il coro commenta, guarda, spiega, si diverte, resta fuori dal dolore e dalle gioie, per dare uno sguardo obiettivo, più limpido di quello degli dèi, ma intimo come quello del grande Poeta, a cui ogni volta torniamo per ricominciare a viaggiare... Dal coro tutto nasce e tutto ritorna, come se il coro fosse l’inchiostro, il fiume che il poeta ha riversato sulle bianche lenzuola che avvolgono le nostre intime e piccole storie umane: lenzuola, sudari, vele, culle, onde... ma soprattutto pagine bianche...
Antonio Latella |